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Verso l’Ottavario: l’accensione delle luminarie emoziona tutti

Verso l’Ottavario: l’accensione delle luminarie emoziona tutti

Le luminarie, con la banda, sono l’anima della Festa dell’Ottavario. Senza privarla del suo significato religioso, naturalmente, il quale deriva dalla Solennità del Corpus Domini che si celebra oggi.

D’altronde, come un tempo le pietre preziose adornavano crocifissi, pale, tiare per osannare la magnificenza dell’Onnipotente, così le luminarie, meno preziose ma di notevole bellezza, celebrano le Solennità religiose nelle città e quelle del Corpus Domini e dell’Ottavario sono la parte più preziosa del patrimonio religioso ruvese.

Ieri sera, infatti, Piazza Matteotti, incorniciata da festoni, gabbie di legno bianco e lampadine dai diversi colori, era gremita di persone che attendevano l’accensione delle luminarie, curate dalla ditta terlizzese Cipriani. Esse sono composte da due teorie floreali che culminano in un corpo centrale, degna cornice all’altare principale realizzato dai confratelli dell’Opera Pia San Rocco, così come è nelle intenzioni dell’infaticabile Comitato Feste Patronali, attivo sin dalle 2.00 del mattino di sabato, affinché tutto fosse perfetto.

Prima dell’accensione, la musica leggera e rock selezionata dai dj di Radio Ruvo Web e la voce di Ezio Floriano hanno accompagnato l’attesa il cui termine è stato suggellato da un corale «Ooh!» quando tutto è diventato buio e il corpo centrale si è pian piano rivestito di scintillanti colori che vibravano al ritmo di musica. Cascate rosse, azzurre, bagliori, giostre colorate: le luci han giocato tra loro lasciando tutti meravigliati.

Una meraviglia che si rinnoverà ogni volta che, la sera, fino all’ultimo giorno della Festa dell’Ottavario, si passerà da Piazza Matteotti e si vorrà assistere all’accensione dei festoni luminosi in tre orari: alle 21.00, alle 22.00 e alle 23.00.

Un appuntamento a cui i ruvesi non rinunceranno perché essi amano le luminarie, chiamate anche, in dialetto, “arcatone”. E poi, non esiste forse una frase che si sente solo nelle famiglie ruvesi dove c’è l’abitudine di lasciare accese un po’ troppe stanze «Ce ov’ arrvot l’Ottove?».

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