Ruvo di Puglia

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La storia di Ruvo di Puglia si perde nella notte dei tempi: delle sue origini e della sua storia si è conosciuto poco o nulla fino al XIXL secolo quando dal suolo dell’agro ruvese sono emersi i prestigiosi vasi e le numerose monete dell’epoca antica che hanno riconsegnato al popolo rubastino uno spazio, un tempo e un luogo nella storia. Ruvo ha subito le dominazioni di tutti i grandi popoli che la storia ha conosciuto a partire dai greci, per passare dai normanni e per finire con il dominio borbonico.
LE ORIGINI DEL NOME RUVO: toponimo Ruvo proviene dal greco antico “Ρυψ” (Rhyps, da leggere “Riùps”), derivante dalla radice indoeuropea “ρυ-” (rhy-, da leggere “riù”), la stessa che dà origine al termine “ρυας” (rhyas, da leggere “riùas”) e che significa torrente violento. Quindi coloro che per primi abitarono il suolo ruvestino volevano indicare con la radice onomatopeica “ρυ-” quella zona in cui scorrevano impetuosamente i torrenti che hanno poi dato vita ai fenomeni carsici della Puglia. Con la completa colonizzazione dell’agro ruvestino da parte della civiltà greca, “ρυ-” si trasformò in “Ρυψ”, dandò così vita al toponimo. Gli abitanti erano invece indicati con il termine “Ρυβαστὲινων” (Rhybasteinon, si legge “Riubasteinon”), spesso abbreviato in “Ρυβα” (Rhyba, da leggere “Riuba”). In seguito con l’arrivo dei romani, “Ρυβα” si trasformò in Riba e poi in Rubi, per diventare nel Medioevo Rubo e infine Ruvo. Dal 1863, in seguito alla nascita del Regno d’Italia, il nome ufficiale del comune è diventato Ruvo di Puglia[20], per evitare ogni tipo di confusione con l’omonima città lucana, Ruvo del Monte.

LA PREISTORIA, L’ARRIVO DEI GRECI E L’ETA’ ROMANA: Alcuni reperti di pietra lavorata fanno risalire i primi insediamenti nell’agro ruvestino al paleolitico medio mentre alcuni resti di villaggi confermano la presenza dell’uomo fin dal VI millennio a.C. Tuttavia durante l’età del bronzo il territorio fu abitato dai morgeti, un popolo ausonico, poi scacciato dagli iapigi con l’avvento dell’età del ferro. Gli iapigi si stabilirono in terra di Bari dando origine alla stirpe peuceta e Ruvo fu inizialmente fondata come un villaggio in cima alla collina attualmente sita tra la pineta comunale e la chiesa di San Michele Arcangelo. L’agro ruvese in età peuceta era molto vasto ed ebbe anche un porto, chiamato Respa, presso Molfetta. Tra l’VIII e il V secolo a.C. i greci colonizzarono pacificamente Ruvo che da quel momento prese il nome di “Ρυψ”. Intorno al IV secolo a.C. il villaggio visse il momento di maggior splendore intrattenendo scambi commerciali con gran parte delle popolazioni italiche, tra cui gli etruschi, coniando moneta propria e vantando una popolazione e un territorio mai più raggiunto (l’agro ruvestino di età greca comprendeva Molfetta, Terlizzi, Corato, Trani e Bisceglie). Ruvo si pose come una fiorente polis della Magna Grecia e la sua ricchezza consisteva nel commercio di olio di oliva e vino e nella florida produzione di vasellame. La città greca di Ruvo finì col diventare protetta di Atene, come dimostrano alcune monete, ma anche alleata di Taranto. La sconfitta della greca Taranto nella guerra contro Roma segnò la fine dell’età ellenistica in Puglia facendo così entrare Ruvo nell’orbita di influenza romana col nome di Rubi. In seguito Ruvo giocò un ruolo fondamentale per la Repubblica romana e per l’Impero vedendosi prima assegnare la cittadinanza romana, poi il titolo di municipium e infine diventando stazione della via Traiana. Nel 44, secondo la leggenda, Ruvo vide sorgere la propria diocesi per volere di San Pietro, il quale nominò primo vescovo san Cleto che in futuro sarebbe diventato papa. Tuttavia in età imperiale l’ager rubustinus subì una diminuzione in quanto sorgono Molfetta, Trani e Bisceglie, facendo perdere così il contatto con il mare.

RUVO MEDIEVALE: Nel V secolo scomparve la fiorente Ruvo sotto i colpi delle invasioni dei Goti che ridussero per la prima volta la città a un cumulo di macerie. Ruvo, rifondata sulle pendici della collina originaria, fu prima conquistata dai Longobardi e poi fu preda dei Saraceni. Fu in questo periodo che i ruvestini decisero di dotarsi di una cinta muraria munita di torri e quattro porte: Porta Noè (attuale via Veneto), Porta del Buccettolo (via Campanella), Porta del Castello (piazza Matteotti) e Porta Nuova (corso Piave). Nell’XI secolo la fortezza di Ruvo entrò nella contea di Conversano e subì altre violenze a causa delle lotte intestine per la gestione del potere, i quali conflitti portarono alla seconda distruzione del centro abitato. Tuttavia fu sotto Federico II di Svevia che Ruvo finalmente riconobbe una crescita culturale ed economica, un periodo segnato dalla costruzione della cattedrale romanica e nel territorio tra Ruvo e Canosa del Castel del Monte. A questo momento storico però risalgono anche le fondazioni delle città di Corato e Andria, i cui territori andarono a diminuire ulteriormente l’agro ruvestino. Dal 1266 Ruvo divenne feudo ed entrò, assieme alla Puglia intera, tra i domini degli Angioini. Nonostante questo il feudo ruvestino vide sfumare ancora una volta il periodo di pace e prosperità che stava attraversando poiché nel 1350 la città fu rasa al suolo e saccheggiata da Ruggiero Sanseverino. I ruvestini furono così costretti a ricostruire il centro abitato, le mura e decisero anche la costruzione della torre del Pilota, alta 33 metri. Al dominio angioino si succedette quello aragonese. Gli scontri per il dominio sul Regno di Napoli tra Francia e Spagna sfociarono nella battaglia di Ruvo, che vide vincitori gli spagnoli guidati da Consalvo di Cordova contro le truppe francesi di Jacques de La Palice stanziate a Ruvo. Durante questa battaglia la città fu rasa al suolo per la terza volta. Lo stesso feudo vide inoltre partire dalle proprie mura i tredici francesi che si scontrarono contro altrettanti italiani nella disfida di Barletta.

I CARAFA – CONTI DI RUVO: Nel 1510 Oliviero Carafa acquistò il feudo di Ruvo e la stessa città conobbe un periodo storico negativo. La maggior parte delle storiche famiglie patrizie ruvestine si estinsero e solo nel Seicento sorsero nuove famiglie nobili che conobbero una particolare e florida condizione economica. Furono inoltre rafforzate ulteriormente le mura ma nonostante il lungo periodo di pace la popolazione era soffocata dalle angherie dei Carafa e dal governo tirannico degli stessi che trasformarono la torre del Pilota da strumento di difesa a prigione per gli oppositori. Tra la fine del Cinquecento e il Seicento, ovvero nell’epoca della controriforma, Ruvo vide nascere vari sodalizi e congreghe tuttora operanti specialmente nella cura dei riti della Settimana Santa ruvestina. Tuttavia in questo periodo buio della storia di Ruvo si distinsero alcuni uomini illustri tra i quali il più celebre è senza dubbio il medico Domenico Cotugno. Nel 1806, sotto il dominio napoleonico il feudalesimo fu abolito, concludendo così il dominio dei Carafa durato tre secoli.

DALL’UNITA’ D’ITALIA AI GIORNI NOSTRI: Dopo il dominio dei Carafa, i moti liberali toccarono anche Ruvo ma fallirono miseramente come nel resto del mezzogiorno. Tuttavia nei primi anni dell’Ottocento si distinse particolarmente Giovanni Jatta, il quale eletto dai ruvestini come avvocato della città, vinse la causa contro i Carafa ottenendo dei lauti risarcimenti e fu tra i protagonisti di quegli scavi archeologici che riportarono alla luce i numerosi reperti di epoca peuceta, greca e romana conservati nel museo Jatta. Nel periodo antecedente all’unità d’Italia Ruvo fu sede di una vendita carbonara chiamata “Perfetta Fedeltà” della quale fece parte il patriota e avvocato Francesco Rubini il quale si occupò di organizzare i moti risorgimentali anche a Ruvo. Nel periodo post-unitario Ruvo, seppur lentamente, conobbe i segni del progresso anche per merito del deputato e agronomo ruvestino Antonio Jatta, il quale evidenziò al governo i numerosi problemi della Puglia e della provincia di Bari. Tappe fondamentali del progresso furono segnate nel 1905 dall’arrivo dell’illuminazione elettrica e nel 1914 con la diffusione dell’acqua pubblica. Durante la prima guerra mondiale ben 367 ruvestini caddero sui fronti di battaglia mentre nel ventennio fascista furono realizzate altre opere di pubblico vantaggio quali la bonifica del pantano e la creazione della fognatura nel 1938. Nel secondo dopoguerra Ruvo si distinse in ambito culturale, soprattutto grazie alle opere di Domenico Cantatore, ma anche in ambito economico con i fiorenti vitigni e oliveti.

SIMBOLI: Pochissime sono le notizie riguardanti l’araldica del comune di Ruvo di Puglia.
A far luce sull’origine dello stemma è Giovanni Jatta nel suo Cenno storico sull’antichissima città di Ruvo nella Peucezia. L’attuale stemma deriva dall’errata interpretazione dell’etimologia del toponimo poiché si riteneva che Ruvo derivasse dall’espressione “terra abbondante di rovi” e dunque la popolazione si dette come stemma un vaso colmo di rovi. Col passare del tempo però lo stemma si semplificò dando vita a quello attuale, ovvero un’anfora di cotto su sfondo azzurro. Jatta nella sua storiografia consigliò di sostituire lo stemma ispirandosi alle monete greche rinvenute sulle quali era impresso il nome antico di Ruvo, ovvero Ρυψ (Rhyps, da leggere “Riùps”), così come avvenne per la città di Taranto[50][51]. Tuttavia tale ipotesi non è mai stata presa in considerazione ed ormai l’anfora di cotto è indissolubilmente legata al nome di Ruvo.Lo stemma odierno fu riconosciuto tramite un decreto del Presidente della Repubblica l’11 gennaio del 1950 con la seguente blasonatura  « D’azzurro all’anfora di cotto».
Ancor meno si conosce del gonfalone e della bandiera. Il colore prevalente è il rosso, il quale probabilmente richiama il rosso della terra argillosa e lo smalto dell’anfora. Il gonfalone viene esposto in tutte le cerimonie pubbliche ed anche durante le processioni dei santi patroni e dell’Ottavario. Esso è composto da un drappo rosso bordato e decorato di ricami dorati sul quale campeggia la scritta dorata Comune di Ruvo di Puglia. Senza dubbio hanno origini misteriose gli ornamenti dorati del gonfalone dato che per i comuni sono previsti ricami e iscrizione argentate. La bandiera di Ruvo di Puglia viene utilizzata raramente sebbene esposta sui balconi di piazza Giacomo Matteotti, sede del palazzo comunale, durante alcuni periodi dell’anno o in occasioni di feste laiche e nazionali. La bandiera è costituita da un tessuto rosso foderato da un motivo floreale e bordato da un ricamo dorato.

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1 Comment

  1. Enzo Salvatorelli

    22/03/2015 at 19:37

    Il breve testo sarebbe più completo se ad esso vi fosse stata aggiunta la bibliografia consultata .grazie! E.S.

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