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RECENSIONE PRIMA SERATA DEL TALOS FESTIVAL INTERNATIONAL

RECENSIONE PRIMA SERATA DEL TALOS FESTIVAL INTERNATIONAL

«La musica è fatta di suoni e di silenzi. Nel vostro silenzio avete cantato con noi. Grazie!» Con questo ringraziamento di Michele Rabbia si è concluso il primo concerto della serata che inaugura il “segmento internazionale” del Talos Festival, dal 8 all’11 ottobre 2015 a Ruvo di Puglia.

Il direttore artistico Pino Minafra, prima dell’inizio dello spettacolo, ha ringraziato gli spettatori e ha voluto sottolineare l’importanza del Talos Festival quale strumento di acculturamento di un pubblico più vasto in un settore di nicchia quale è il jazz. Ha parlato degli esordi, quando gli spettacoli erano gratuiti appunto per assolvere a questo nobile scopo ma poi, causa anche la progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici e la necessità di coprire i costi che una manifestazione di carattere internazionale richiede, si è pensato di far pagare un biglietto a prezzo simbolico (per questa edizione 6 euro per ogni serata – 20 euro per l’abbonamento). Ha parlato della crisi profonda che il Talos Festival sta attraversando, elogiando il lavoro e l’iniziativa di coloro che hanno lottato affinché l’evento si tenesse e auspicando una maggiore sensibilità e partecipazione delle istituzioni a tutti i livelli.

Ogni sera esperti del settore si alterneranno per guidare gli spettatori all’ascolto e alla comprensione dei concerti. Il primo giorno, la funzione di «Virgilio dantesco» è stata assolta dal giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti che ha introdotto il duo Louis Sclavis e Michele Rabbia, esaltandone le doti eleganti e poliedriche nell’improvvisazione. I due musicisti hanno sempre collaborato ma non hanno mai inciso un disco insieme.

«Poliedrico» è un termine non casuale per definire lo spettacolo dei due musicisti, che hanno proposto  una raffinata lettura jazz delle musiche tradizionali e contemporanee suonando gli strumenti in maniera innovativa.

Il sax del francese Louis Sclavis dà inizio al concerto, seguito dal suono  delle bacchette che il percussionista torinese Michele Rabbia adopera delicatamente, unitamente al suo respiro, perché Michele Rabbia usa anche il proprio corpo per suonare. Si dimena parossisticamente, suda, graffia sui piatti; ogni oggetto si trasforma in uno strumento musicale nelle sue mani ( anche una semplicissima busta di plastica). Suona uno strumento con tre coni raccordati (probabilmente creato da lui) che percuote delicatamente e dal quale, sfiorandolo con l’arco, fa emettere un suono acuto.

L’acme dell’esibizione si raggiunge quando Sclavis trasforma il sax in uno strumento a percussione utilizzando soltanto le chiavi (leve che negli strumenti a fiato servono a chiudere o aprire un foro al di fuori della portata delle dita per posizione e/o dimensioni)  e poi “canta” col sax, cioè dallo strumento esce un suono basso, tellurico che somiglia alla profonda voce di un uomo che prega, mentre Rabbia tamburella le  guance.

A fine concerto, il clarinetto suonato da Sclavis e le delicate percussioni di Rabbia emettono una musica più pacata e dolce.

Il pubblico composto, da un numero discreto e poliglotta di ascoltatori, applaude entusiasta e richiede il bis che i due Maestri concedono, regalando perle di improvvisazione.

Nella seconda parte della serata, Fabrizio Versienti ha parlato del concerto che si sarebbe tenuto poco dopo, «Cypriana», una produzione del Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza,  con la direzione e conduction di Nicola Pisani, che l’ha composta.

Ha esaltato il lavoro del Maestro Pugliese Pisani (compositore, sassofonista e coordinatore del Dipartimento Jazz del Conservatorio di Cosenza) che, su suggerimento del sassofonista Yannis Miralis, ha voluto parlare delle tragedie umane e sociali dietro i numeri della storia e le fredde ragioni della politica in questa opera, dedicata al 50° anniversario dell’indipendenza di Cipro dall’occupazione inglese.

«Cypriana» è un concerto per voce solista, voce recitante, jazz/traditional ensemble e coro ed è basato su musiche selezionate dal repertorio della tradizione cipriota e dalla musica contemporanea, con le quali si raccorda l’intensa interpretazione di Maria Luisa Bigai ( regista, attrice, docente di Arte Scenica presso il Conservatorio di Napoli), che declama poesie in lingua sulla tragedia vissuta dai ciprioti durante l’occupazione inglese, «Ciprioti tristemente fieri di essere gli ultimi europei a vivere in una città divisa a metà ».

La voce purissima di Erica Gagliardi, nel cantare il dolore del popolo cipriota durante l’occupazione britannica e la disperazione delle donne (i cui momenti importanti sono quando indossano per la prima volta i tacchi alti e hanno i capelli bianchi) si armonizza con le voci del Coro Polifonico Ottavio De Lillo, che commenta, racconta  questa tragica storia proprio come  il coro nella tragedia greca. I musicisti dell’ Orchestra Calabra diretti da Bepi Speranza (che dirige anche il coro), obbediscono alla bizzarra e vivace conduction di Nicola Pisani (la conduction  è la capacità di dirigere senza partitura, quindi è una direzione d’orchestra caratterizzata da improvvisazione). I virtuosismi  dei violini si armonizzano con la lira calabrese e la lira cipriota, unitamente ai fiati, alle percussioni e al pianoforte.

E’ un crescendo di emozioni, umane e musicali, che alla fine si stempera con dolcezza nei versi declamati dalla Bigai «Il vento soffia musica. Tregua con l’ignoto.» A impreziosire questo concerto, l’ eccezionale partecipazione di Louis Sclavis che, per questa esibizione, non  ha richiesto alcun compenso.

La serata si è conclusa con il bis concesso da Pisani che è un estratto del brano “Fabula Fabis”.

Veronique Fracchiolla

Stagista c/o ruvesi.it – Double P Communication

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